<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184</id><updated>2011-04-21T11:51:59.940-07:00</updated><title type='text'>parole precarie</title><subtitle type='html'>Un blog precarissimo, oggi c'è, domani non si sa. Mi sto incartando in una pallottola di temi e di parole, e rotolo. Di carta igienica, usata. Quindi non molto igienica. Un blog tira l'altro, lo spinge, e quello cade giù, e non c'è più. Però, aspetta, rimbalza... ritorna? 
Ma sì, ritorna. 
È questo, quello precario.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>7</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116337331031381662</id><published>2006-11-12T15:10:00.000-08:00</published><updated>2006-11-12T15:19:48.736-08:00</updated><title type='text'>Ullalla ullalla ullalla la... vieni a giocare, vinci con noi</title><content type='html'>&lt;i&gt;La Sua traduzione è risultata la più allineata alle esigenze ed il Suo&lt;br /&gt;profilo il più adatto al progetto. &lt;br /&gt;Tuttavia per il momento la Redazione ha deciso di procedere con un traduttore contattato per "passaparola".&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(così recitava una mail giunta nei giorni scorsi a una mia esterrefatta collega in merito a un progetto cui la stessa teneva tantissimo; come dire, sei la migliore, ma non credere davvero sia questo quello che conta.)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116337331031381662?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116337331031381662/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116337331031381662' title='8 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116337331031381662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116337331031381662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2006/11/ullalla-ullalla-ullalla-la-vieni.html' title='Ullalla ullalla ullalla la... vieni a giocare, vinci con noi'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116316734162798334</id><published>2006-11-10T05:55:00.000-08:00</published><updated>2007-04-03T04:30:07.329-07:00</updated><title type='text'>Talking with the taxman about poetry* (2)</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una collega, Grazia Patti, raccontava oggi su Biblit quel che succede quando parliamo alla gente del nostro lavoro...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Abito in una cittadina del Sud, e questo spiega già tante cose...in un mondo in cui "lavorare" significa nell'80% dei casi "partire, muoversi, emigrare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno che non parte vuol dire che o è disoccupato, o fa una libera professione...(ma di quelle IMPORTANTI, tipo medico, avvocato, ecc)...o ha avuto la fortuna di trovare il famoso "posticino statale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la gente mi chiede che lavoro faccio, posso finalmente rispondere, senza alcun dubbio: il TRADUTTORE, dato che da qualche mese lavoro in modo continuato per un paio di agenzie, e dato che da Settembre c'è il mio bel nome sul retro copertina di un catalogo d'arte di Milano.&lt;br /&gt;Solo che la gente del mio paese mi guarda storto: "Traduttore? Cioè?"&lt;br /&gt;Cioè...lavoro col computer, traduco dei testi dall'inglese all'italiano.&lt;br /&gt;E loro: "Da casa tua? Senza spostarti?"&lt;br /&gt;E io: "Sì"&lt;br /&gt;E loro: "Be', coraggio...prima o poi troverai un lavoro vero!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al che, dopo lo shock iniziale, cerchi di convincerli che il tuo è un lavoro vero, pagato, che ti fa stancare fisicamente e mentalmente. E soprattutto che ti piace!&lt;br /&gt;Loro ti salutano con un mezzo sorriso, come a dire: "Sì, eh? Va bene, come vuoi" fermi comunque nella loro idea che questo strano essere, il traduttore, è comunque uno che non si muove da casa.&lt;br /&gt;Cioè, un fannullone!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*Billy Bragg&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116316734162798334?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116316734162798334/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116316734162798334' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316734162798334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316734162798334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2006/11/traduttori-fannulloni.html' title='Talking with the taxman about poetry* (2)'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116086627527835329</id><published>2006-10-13T13:30:00.000-07:00</published><updated>2006-11-10T06:50:24.350-08:00</updated><title type='text'>Faletti</title><content type='html'>Sono contento che sia uscito il nuovo libro di Faletti.&lt;br /&gt;No: sono molto contento, che sia uscito il nuovo libro di Faletti.&lt;br /&gt;Non mi piace Faletti. Mi sta simpatico, ma non mi piace come scrittore. Non comprerei mai un libro di Faletti. Però sono contento, no, sono incredibilmente contento, che sia uscito il nuovo libro di Faletti. Faletti, l'editore l'ha mandato due mesi in Arizona tra gli indiani Navaho per studiare l'ambientazione per il suo nuovo romanzo. Intanto io aspettavo. &lt;br /&gt;Faletti vende tre milioni di copie per ogni romanzo che fa. Quindi, sono contento che sia uscito il nuovo libro di Faletti.&lt;br /&gt;Perché se per ogni copia che si vende di Faletti, l'editore mettesse via un decimo di centesimo, un solo decimo di centesimo di euro per ogni cazzo di copia, un centesimo ogni dieci copie, forse sarebbe il momento buono che a quello sfigato di un traduttore, quello lì siciliano che da sei mesi ha consegnato quel lavoro e aspetta di essere pagato, dico... sì... se per ogni dieci copie mettono via un centesimo, anziché spenderli per mandare altri ex comici in Arizona, forse è la volta buona che si decidono a saldare. Forse. Se lo desiderano. Cortesemente. Senza fretta, eh. Non è che uno si deve aspettare che per il semplice fatto di aver lavorato, ipso facto gli devono dare i soldi. Che sciocche pretese. E il pane e le bistecche e l'affitto, cazzo, non è che sia un gran problema. Non ho bisogno di nulla, mi basta solo sapere che tutto è proteso verso un fine più grande. Faletti in Arizona. Vito Catozzo tra gli indiani Navajo. Tanto, all'Enel e alla Telecom posso sempre dire: "Aspettate, che ora esce il libro di Faletti." Minchia, signor Tenente. &lt;br /&gt;Ma ora, aaaaaah, è uscito il libro di Faletti. &lt;br /&gt;A proposito, ve l'ho già detto che sono maledettamente contento che sia uscito il nuovo libro di Faletti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116086627527835329?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116086627527835329/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116086627527835329' title='7 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116086627527835329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116086627527835329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2006/10/faletti.html' title='Faletti'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116069103759231726</id><published>2006-10-12T14:53:00.000-07:00</published><updated>2006-10-14T16:15:57.770-07:00</updated><title type='text'>L'equilibrista</title><content type='html'>Precario è la parola del momento. Precario è il futuro, precario il senso. Precario, vacillante il significato, anche di questi sinonimi che sinonimi non sono, precaria la somiglianza, precari i sentimenti di queste lingue così biforcute, così piene di falsi amici, di &lt;i&gt;ingenuity&lt;/i&gt; ingegnosi, di &lt;i&gt;finalement&lt;/i&gt; privi di sollievo, colorate di questo &lt;i&gt;purple&lt;/i&gt; che non si sa bene che razza di violaceo sia, anzi si sa, certo che si sa, ma non si capisce come faccia a essere ubiquo come prezzemolo, e semafori genericamente rossi e senza giallo, che in effetti hanno ragione, il giallo è un po' arancio, e le barbe e i fumi azzurri, e gli occhi sono blu ma non sono mai &lt;i&gt;chiari&lt;/i&gt;... quei &lt;i&gt;gun&lt;/i&gt; che non si sa mai se sono pistole o fucili, e night, che non sono club ma solo serate, e vacillanti vanno i sensi e i profumi, i livelli e i toni... you, sei tu, you siete voi, you, ti do del lei... E tutto il passato che appallottolato in un generico past, che devi srotolare come gomitoli e riannodare in imperfetti e passati prossimi, e non sempre i nodi vengono al pettine, i buchi alle ciambelle... ma il tempo più precario non è il passato, è il futuro, l'essere visti da prestigiosi professionisti e non venire compresi neppure dagli altri proletari come noi; non sapere se si avrà la pensione, anzi, sapere che non la si avrà, come tutti, e avere questa unica certezza non precaria. &lt;br /&gt;Tradotto in una parola: tradurre. Non avere alcuna villa con piscina, a differenza degli odontoiatri e degli idraulici e di certi muratori, e non aver diritto neppure alla stanchezza a fine giornata, ché in fondo le braccia le hai mosse poco, ma forse è anche quello che ti ha stancato. Vallo a spiegare. Vacci a piedi. No, prendi la macchina. Metti la benzina, se ci arrivi. Sentirsi impotenti, e ciononostante volerlo fare ancora. Per puro gusto enigmistico, poetico, di sfida, d'amore, di autolesionismo, o per la pagnotta, che è la più nobile di tutte queste cose. Nobile perché fatta di farina e fatica, di notti insonni come le nostre, da altri sventurati come noi, i nostri stessi occhi rossi ma qualche certezza in più: che il pane si venderà sempre, a differenza dei libri. &lt;br /&gt;Tradurre, un atto d'amore, dice qualcuno. E noi, che lo facciamo a pagamento?&lt;br /&gt;Un libro, mettitelo in testa, è precario, vacilla anche lui, e se non stai attento a camminare bene, la giusta andatura, un piede davanti all'altro come sul filo, presto o tardi casca, e non sarà a lui che daranno la colpa, ma a te. Perché il capo sul quale sta in bilico è il tuo, ma tu non hai un capo, a parte il libro; sei tu che devi obbedirgli, tu, l'equi-&lt;br&gt;librista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116069103759231726?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116069103759231726/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116069103759231726' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116069103759231726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116069103759231726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2006/10/lequilibrista.html' title='L&apos;equilibrista'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116316897669318005</id><published>2005-05-12T06:25:00.000-07:00</published><updated>2006-11-10T06:29:36.696-08:00</updated><title type='text'>All this useless beauty</title><content type='html'>Gli italiani leggono pochissimo, non è una novità... Noi lettori che frequentiamo lettori, traduttori che flirtiamo con la letteratura e incontriamo il gossip di novella 2000 solo occasionalmente dal parrucchiere/barbiere, c'illudiamo che il mondo abbia la forma delle nostre vite, e che siano pochi, lontani buzzurri a vivere di pane e soap. Lo sappiamo, che non è così, ma la nostra dimensione quotidiana, fatta di gruppi di traduttori e ruggito del coniglio, ufficio postale e romanzi, sughi e dizionari, ci allontana da quella maggioranza chiassona e spenta che sa tutto di Dolcenera e nulla della signora Bovary. E invece quel mondo c'è, colorato e triste, annoiato e ripetitivo quanto il nostro, forse più indifeso e distratto. C'è un mondo intero che vive al di fuori dalle nostre pagine, un mondo che nega il nostro come noi il loro, un mondo che guarda con distacco, noia o timore i libri. Inutile negarlo o prendere le distanze, c'è un mondo vicino vicino, parallelo, che ci passa accanto per la strada con il suo bel viso e la gonna colorata, e che non si ritempra alla fonte del racconto, che non sa immaginare i visi dei personaggi ma vuole solo vederli, che non allena il cervello sui millecinquecento a ostacoli dell'astratto-concreto-astratto. Persone intelligenti, sane, civili, "normali", possibilmente dotate di una cultura e una formazione di base; ma che non leggono. Tra loro e il *divertimento* della lettura c'è un muro di Coelho (mai vista questa roba? ora in libreria mettono cataste, CUBI interi di un libro: come dire "Altolà! Prima di leggere qualunque altra cosa, non puoi non aver letto QUESTO!"). &lt;br /&gt;C'è da stupirsi che la gente fugga? O che acquisti i libri (questi, libri) solo per regalarli, e che chi poi li riceve in dono si dedichi ad altri passatempi? (Badate, ho detto Coelho tanto per fare un nome; avrei potuto dire Faletti, Dan Brown, chissà quanti altri).&lt;br /&gt;Direte che basta accendere la televisione per capire quanto siamo scesi in basso... eppure io non credo che la tv sia uno specchio fedele della realtà. Io non credo che la gente sia così volgare e vuota. Né che tutta la tv sia da buttare. Molti accendono la tv per abitudine, prendono un canale a caso, lasciano lì per pigrizia. Nient'altro. Solo che questo gesto, ripetuto quotidianamente, da solo basta a far deragliare una vita intera verso la noia e il nulla culturale assoluto. Certo, beccare Aldo Busi che consiglia libri alle massaie (e vedere questi libri esauriti in libreria) fa sorridere di piacere; vederlo autoproclamarsi il più grande scrittore italiano mai esistito fa sorridere ancora, sia pur con un pizzico di disagio (fa sul serio? la gente gli crederà?); vederlo definire Maria De Filippi l'unica alfiera della cultura in Italia, ecco, quello però ti manda letteralmente in bestia. Maria De Filippi? Quella dei "tronisti", quella di "Uomini e donne", quella delle grida e dei litigi in tv? &lt;br /&gt;Basta guardare i dati auditel poi, per fare due più due, e comprendere quanto questa zuppa bollita che è la tv arrivi a permeare la cultura nazionale. &lt;br /&gt;Non è che la gente sia stupida: è solo debole. Si muove per inerzia. Se la tv dice di comprare il cellulare, la gente compra il cellulare; se dice di comprare un libro, compra il libro. Il problema è: la gente leggerà il libro, dopo, come usa il cellulare? (se lo facesse, basterebbe quello, la soddisfazione, il divertimento, la passione -ammesso che il libro consigliato sia bello davvero, e non una coelhonata- a fungere da stimolo verso altre letture, no?) Ma anche lì, all'atto della scelta, è di nuovo tutto il resto, a stravincere: è infinitamente più facile premere un tasto sul telecomando, sulla tastiera del pc o di un cellulare, che mettersi a leggere una pagina (soprattutto quando non si è abituati alla lettura).&lt;br /&gt;Come combattere questo strapotere? E in mezzo a tutto ciò, non sarà che noi traduttori, anziché dei cavalieri erranti come dicevano Fruttero &amp; Lucentini, siamo dei Don Chisciotte che si affannano a combattere contro i mulini a vento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che la gente vuole (e trova) piaceri rapidi, ripetitivi, rassicuranti, noiosi, non impegnativi; la gente non è abituata a faticare, a conquistare; non si ferma a riflettere, non si rende conto di quante cose splendide (e parlo di passeggiate, di amicizie, di teatro, giochi, sport, scrittura, mostre, fumetti, concerti, ricette, non solo di lettura; piaceri anche economici e semplici come fare una torta o spupazzarsi allegramente il partner, ma dispendiosi in termini di impegno, di passione, di voglia di vivere) offra l'esistenza; non riesce a capire quanto faccia bene la scoperta, lo stupore, persino il fastidio; e chi lo sa, chi sa tutte queste cose, non fa nulla per diffondere le proprie passioni, per consigliarle, tramandarle, propagandarle. Solo quel matto di Busi parla alle casalinghe (e allora, alla fin fine, meglio lui che niente; e becchiamoci la benedizione alla defilippi, che prima ne ammazza cento e poi ne salva uno, e giù applausi). &lt;br /&gt;Anzi, il problema è anche da questa parte del fossato, se è vero che per molti di noi è una piccola dolce soddisfazione quella di appartenere alla cerchia dei colti, degli illuminati. È bello disprezzare gli scoelhonati, i ramazzottati, no? È molto più divertente che parlare con loro, spiegare cosa ci piace, confrontarci. Succede persino tra ragazzi, con la musica; persino nelle (democratiche? non fatemi ridere! non c'è democrazia dove ci sono esseri umani) chat dei barattatori peer to peer: si formano piccole confraternite di gente che sa, che conosce (o, più spesso, che semplicemente *possiede* e nulla più) e conserva minuscoli pezzettini dello scibile, e se li tiene stretti finché non trova qualcuno degno (in base ai suoi "possedimenti") di scambiare e di ricevere; confraternite, chiuse e settarie, anche lì come ovunque; succede tra le pagine delle riviste, dove l'amico recensisce l'amico e l'intellettualoide pur di non passare inosservato stronca a gran voce senza neppure aver letto; tra le mostre del libro, dove l'editore chiede all'amico editore di fargli da claque alla presentazione del prossimo invenduto; nei supermercati della non-lettura, dove i libri in mostra sono quelli che *devono* stare in mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a me, che ho scelto questo lavoro non certo per denaro (mi capite, vero? farei l'idraulico, o il dentista, fosse per quello: mestieri rispettabilissimi, e soprattutto di gran lunga più redditizi) sapere che il frutto di mesi di fatica e depressione, capelli strappati e colite (ormai cronica) andrà in mano a pochissimi è una cosa devastante. Mi spiegano che nessun libraio si fida più dei consigli dei rappresentanti... ormai tutti i libri vengono definiti capolavori! Non esistono iperboli adeguate per descrivere un libro che è soltanto bellissimo, gli aggettivi sono stati già tutti presi e gettati per aria a casaccio, distribuiti democraticamente a chi c'era per primo. &lt;br /&gt;E allora anch'io mi arrendo: accendo la tv, tolgo gli occhiali, e nel turbinio di immagini ipodiottriche e suoni ovattati mi assopisco; e sogno una casalinga, un postino, un taricone, una top model, un traduttore, un dentista, uno spazzino, uno pseudointellettuale, un medico, un amico, un tizio qualsiasi, un uomo sottile, che esce contento dalla libreria Crisafulli tenendo sottobraccio il sadico, poetico, devastante romanzo che ho tradotto, e si avvia al parco tutto ansioso di lasciarsi cadere su una panchina, all'ombra, in mezzo al canto degli uccellini, per concedere un momento della sua vita alla bellezza inutile che mi ha rapito per mesi.&lt;br /&gt;Ma sul più bello il sogno si blocca: vedo magicamente apparire una piccola scritta bianca in basso a sinistra, e l'uomo sottile si avvicina a me per suggerirmi di passare alla nuova tariffa di vodafone.&lt;br /&gt;(da una lettera che ho mandato a biblit)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116316897669318005?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116316897669318005/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116316897669318005' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316897669318005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316897669318005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2005/05/all-this-useless-beauty.html' title='All this useless beauty'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116316889541058229</id><published>2005-04-26T06:25:00.000-07:00</published><updated>2006-11-10T06:28:15.420-08:00</updated><title type='text'>Suzanne</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:80%;"&gt;&lt;br /&gt;"While Suzanne holds the mirror&lt;br /&gt;And you want to travel with her&lt;br /&gt;And you want to travel blind&lt;br /&gt;And you know that you can trust her&lt;br /&gt;For she's touched your perfect body with her mind..."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si chiama Suzanne, ma Susan. Però è canadese come Cohen, ed è una delle più grandi scrittrici viventi, così dice Marco, il mio editore.&lt;br /&gt;Lo so, lo so, tutti gli editori lo dicono di ogni autore, così ti sentirai uno schifo da subito e dovrai lavorare come un caino e fare del tuo meglio, combattere i sensi di colpa per tutto quel che distruggerai zappando tra i solchi del testo e contare una per una le amare lacrime che piangerai sulla terra dopo aver seminato i tuoi chicchi, prima di veder fiorire il tuo lavoro.  &lt;br /&gt;Vi parrà strano, ma questo libro mi ha fatto piangere per davvero. No, mento: magari ci fossi riuscito. Avrei tanto voluto piangere. Avrei voluto battere i pugni sul muro, arrabbiarmi come un pazzo (e a pensarci bene, quest'ultima cosa, no, le ultime due, l'ho fatta davvero). Ma di certo mi ha regalato alcuni dei momenti più belli che il mio lavoro possa offrire, mi ha fatto toccare con mano la bellezza, e provare l'emozione di esserne, brevemente, parte. Per questo posso confermarvelo senza dubbio di smentita: Susan Musgrave è una grandissima scrittrice davvero, una delle più grandi che io abbia mai letto. Se non avete paura di tuffarvi negli abissi più profondi del vostro dolore, se non avete paura di ridere delle cose più inconfessabili e cupe, beh, un tuffo in questo romanzo dovete proprio darlo. In un'epoca come la nostra, in cui si dà del capolavoro a un libro su due, bisogna andarci cauti, lo so. Ma fidatevi di uno che ci ha trascorso su i mesi (e non vi dico quanti) più devastanti della sua giovane carriera. &lt;br /&gt;Che sventura: a me doveva capitare, questa meraviglia. Dovete sapere che io sono un tipo strano. Non so barare. Anzi, non so neppure essere onesto in maniera furba o sicura o semplicemente decisa, convinta. Non sono capace di mettermi davanti a un libro, e -hop!- cominciare a lavorare. Devo fargli la corte, osservarlo, girargli intorno e innamorarmene come si deve, ed è un percorso doloroso, che richiede tempo, fatica, concentrazione, volontà. Giornate intere a guardare il muro della stanza da letto, immaginando le parole che nel computer di là fanno amicizia, s'incontrano, si gettano in furiosi amplessi, si riproducono a mia insaputa mentre io esploro gli abissi della muta paranoia. Docce. Svegliati, devi lavorare. DEVI lavorare. A volte è un percorso d'odio, perché certi libri, più li guardi e più ti stanno sulle palle. Vorresti andare personalmente dall'autore e picchiarlo per le sciocchezze che ha scritto, e per come le ha scritte. (Chi traduce non conosce mezzi termini. Non può mollare un libro a metà, non può esplorarlo distrattamente. Ragazzi, capitemi: tradurre non è un pomeriggio in un salotto buono; gran parte delle volte è un lungo, estenuante incontro di sumo). Altre, magiche, volte, resti lì come uno scemo, attonito, cotto, impotente e carico di fiducia, e capisci che devi superare te stesso, diventare più puro, più bravo, fare piroette, blandire con i fiori, ammansire con le carezze, pretendere e battere i pugni, stringere i polsi e sentirti in colpa perché non era così, non era così che doveva funzionare. E insistere perché funzioni lo stesso. Un libro a volte è un amore non corrisposto, riottoso e recalcitrante, e devi implorarlo, impazzire, chiedere perché. Una persona sensata se ne andrebbe via, anziché rovinarsi la vita. Ma noi traduttori non siamo gente normale. Ed ecco, Cargo di Orchidee era, è un romanzo così. Ecco perché alla fine di questo lavoro snervante, prostrante, frustrante, mi sento davvero felice e confuso, e NON viceversa. Perché, finita la lunga gestazione, è in stampa, in questo momento, mentre scrivo. E già mi manca, e vorrei lavorarci su un altro po', rileggerlo compiaciuto, limare e lucidare ancora, anche se so che non ce n'è più bisogno.&lt;br /&gt;E adesso, cosa farà, tutto solo nel mondo? Qualcuno lo degnerà di uno sguardo? &lt;br /&gt;O non sono forse io, adesso, a sentirmi solo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:80%;"&gt; Il libro è ''Cargo di Orchidee'' di Susan Musgrave, Meridiano Zero. Ve ne parlerò ancora.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116316889541058229?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116316889541058229/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116316889541058229' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316889541058229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316889541058229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2005/04/suzanne.html' title='Suzanne'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35930184.post-116316877321043367</id><published>2004-09-03T06:25:00.000-07:00</published><updated>2006-11-10T06:26:13.223-08:00</updated><title type='text'>Talking with the taxman about poetry</title><content type='html'>- E tu, tu invece, che lavoro fai?&lt;br /&gt;- Io sono, sono traduttore.&lt;br /&gt;- Aah. Tipo quella di Maurizio Costanzo, come si chiama.&lt;br /&gt;- Chi dici, Olga Fernando?&lt;br /&gt;- Eeh, Fernando. E sai un sacco di lingue perciò.&lt;br /&gt;- Mah, veramente...&lt;br /&gt;- In che lingue traduci?&lt;br /&gt;- Dall'inglese e dal francese, verso l'italiano. Però Olga Fernando non è una traduttrice, è un'interprete.&lt;br /&gt;- Aah, infatti, perché certo è diverso. E sai solo l'inglese e il francese?&lt;br /&gt;- Fondamentalmente io so l'italiano, e forse nemmeno quello... A volte persino il madreli...&lt;br /&gt;- Certo... Mia figlia ha fatto inglese l'estate scorsa a Edimburgo, un fuel immèrscion. Se la senti parlare... Pare un'inglesina. Secondo me è precisa per questo lavoro. Ma dove si prende questo diploma? Ci vuole il diploma no?&lt;br /&gt;- Io l'ho preso all'università di Genova.&lt;br /&gt;- Qua in Sicilia non sono buoni, vero? E certo, sempre le cose siciliane, sempre così, male organizzate.&lt;br /&gt;- Veramente non lo so, non credo, io sono andato lì solo perché la mia ragazza abitava da quelle parti.&lt;br /&gt;- Ma perciò lavori per la Sgs Thomson, vero?&lt;br /&gt;- No, no, traduco libri.&lt;br /&gt;- Vaaa. Ma libri famosi, tipo IsabellaLLènde?&lt;br /&gt;- No... traduco dall'inglese e dal francese.&lt;br /&gt;- Ma tipo, famosi, importanti te ne capitano?&lt;br /&gt;- Me ne sono capitati di molto bravi.&lt;br /&gt;- E si guadagna bene, vero?...&lt;br /&gt;- Mmhhhh...&lt;br /&gt;- Certo, è un bel lavoro, conosci un sacco di stranieri, vedi persone...&lt;br /&gt;- Hmmmmmhhhh...&lt;br /&gt;- Un sacco di soddisfazioni... Ma perciò tipo la ALLende chi la traduce? Dev'essere qualcuno raccomandato, vero? In queste cose ci sono i soliti giri, si sa...&lt;br /&gt;- Ma che giri?&lt;br /&gt;- Dico, tradurre un libro bello, importante, non è che glielo fanno fare a tutti, è giusto?&lt;br /&gt;- Ma io ho tradotto un sacco di cose belle.&lt;br /&gt;- Tipo?&lt;br /&gt;- Tipo... Tipo Kranzfrek Gotminak. Lo conosci, vero? Ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Lo conosci, no? Ne hanno parlato, i giornali.&lt;br /&gt;- Eh, sì, mi pare.&lt;br /&gt;- Ma certo, hai presente "Il nitrato dei cavalli?". Quello l'ho tradotto io.&lt;br /&gt;- Vaa. E perciò certo, ha vinto il Nobel...&lt;br /&gt;- Pensavo che non lo conoscessi, Kranzfert Gudminac.&lt;br /&gt;- Ma no, ho letto qualcosina mi pare.&lt;br /&gt;- Ah, sì? E cosa?&lt;br /&gt;- Una volta, mi pare, se era lui, se l'era comprato mia cognata, questo dei cavalli, ma così, velocemente, c'era questa storia dei cavalli...&lt;br /&gt;- Eeeh. Ma Guzminask mica si può leggere frettolosamente. È un esponente della Mastarkstruurmgangaende Igagaaendesz, praticamente una frangia deviata del destrutturalismo bulgaro.&lt;br /&gt;- Ma perciò è bulgaro, vero? E però scrive in inglese, in francese...&lt;br /&gt;- No, no, lui è uzbeco. Però è facile, un po' di uzbeco di base si fa in tutte le scuole di traduzione, uzbeco e swahili sono materie fondamentali perché hanno l'uso dei verbi simile a quello del sanscrito antico, quindi bisogna per forza conoscerli. Di sicuro li fanno anche a Edimburgo, per forza, ormai si fanno ovunque.&lt;br /&gt;- Eeh. Uuuuh, mih, si è fatto tardi, a proposito devo andare a prendere la bambina a scuola.&lt;br /&gt;- Certo. Vai, vai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*Billy Bragg&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35930184-116316877321043367?l=paroleprecarie.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/feeds/116316877321043367/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35930184&amp;postID=116316877321043367' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316877321043367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35930184/posts/default/116316877321043367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://paroleprecarie.blogspot.com/2004/09/talking-with-taxman-about-poetry.html' title='Talking with the taxman about poetry'/><author><name>Giuseppe Iacobaci</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
